Giovanni Marasco

Giovanni Marasco. Nasce in Calabria nel 1973, vive e lavora a Roma. Per molti anni ha vissuto nel suo paese natale, un borgo montano di poche anime sull’altopiano della Sila, dove si rifugia spesso, scappando dal “moderno” col quale ha un pessimo rapporto e nei confronti del quale nutre un amorevole astio, ricambiato. Inizia a interessarsi alla fotografia solo da pochi anni, da moltissimo tempo, al contrario, fa qualche foto, premendo pulsanti di scatto. Totalmente autodidatta, incomincia a riprendere, sviluppare ed a stampare i propri lavori con processo chimico-analogico su carta ai sali d’argento. Le mode e i modi della “fotografia moderna”, per il momento, lo annoiano parecchio.

Memorie e Abbandoni - Le fotografie esposte sono una parte di un più ampio lavoro che ha alla base il tema della memoria e dell'abbandono. La memoria di un mondo definitivamente spazzato via. L’abbandono da parte di chi, con sacrifici e stenti, lo ha vissuto quel mondo, creando un humus di cultura e tradizione che oggi non è rintracciabile in nessun luogo se non, appunto, nella memoria, finché dura, tramandata. La fotografia, come forma di memoria del mondo. “La cultura è ciò che rende la vita degna di essere vissuta” ha affermato il poeta anglo-americano Thomas Stearns Eliot, ma che significato si è solito dare alla parola “cultura”? Monumenti? Testi letterari? Poesie? Se nell’immaginario comune essa significa tutto ciò, nella realtà assume un significato diverso: è tutto ciò che noi siamo: il nostro modo di essere, le nostre tradizioni e tutto quello che materialmente riguarda esse. L’Unesco ha varato, nel 2003, la convenzione per la protezione di ciò che è stato definito “Patrimonio Culturale Immateriale” che non si vede ma che risiede in ognuno di noi. Gli effetti della globalizzazione, prodotti da un mondo che diventa sempre più virtuale, rischiano di far scomparire questo patrimonio culturale che è spesso e purtroppo visto, a differenza dei monumenti che bisogna conservare, come simbolo di arretratezza. Borghi abbandonati e tradizioni “musealizzate” sono ciò che raccontano le immagini di Giovanni Marasco, scattate con il cuore più che con la razionalità tecnica di un fotografo professionista. Rami di alberi, come piovre, avvolgono giorno dopo giorno strade e abitazioni, mentre i fantasmi del passato riaffiorano tristemente nella memoria di chi in questi luoghi ha vissuto o conosciuto. Fuori di essi ciò che vedo è un mondo sempre più privo d’identità. (Costanza De Simone, archeologa ed egittologa, consulente Unesco)